Qual è il ruolo delle scienze umane?
Per chi, come me, ha un'estrazione umanistica spesso si chiede a cosa possano servire le "competenze" (ma forse sarebbe meglio parlare di "sensibilità") apprese durante anni di studi e letture in questo ambito. Di fatto una scienza sociale come l'economia si è trasformata nell'apoteosi tecnica della razionalità. Non è un caso che l'intelligenza artificiale arriva a minacciare le nostre sfere cognitive (arrivando a dirci cosa dobbiamo fare in tempo reale). Infatti, già a partire dall'illuminismo prima e dal positivismo poi, abbiamo delegato alla razionalità più riduzionista qualsivoglia decisione. Si pensi alle curve di indifferenza (https://it.wikipedia.org/wiki/Curva_di_indifferenza), in cui i bisogni vengono ridotti a utilità.
Allora cosa resta all'umanesimo? Dell'arte? un nostalgico romanticismo?
Chi lavora nelle aziende oggi coglie, come un monaco in un monastero medioevale, il light motif del nostro tempo. Un'interessante esperienza antropologica a cui assisto tutti i giorni e che mi ha spinto a stratificare diverse riflessioni su più piani. In fondo, o si cambia o si viene cambiati: io vivo un po' in un limbo, d'altronde come le "sensibilità umanistiche" nel contesto contemporaneo di cui si diceva. Tali sensibilità non hanno di certo la forza "tecnica" e "razionalista" di imporsi, ma hanno quello spirito critico che non le fa cambiare, cercando la coerenza più che l'utilità. Questo limbo è lo spazio del tempo, della riflessione, della resistenza.
Spesso i progetti più interessanti si ricostruiscono retrospettivamente, dandogli un valore e un senso unitario. E' a partire da questi presupposti che ho provato a disegnare il dominio delle scienze umane, rimettendo al suo posto alcune discipline, come ad esempio l'economia. Dandogli quella connotazione umanista e di senso che ha ormai perso. Se infatti non ci si interroga (umanisticamente e criticamente) sui fondamentali, si assiste alle banali rappresentazioni del nostro tempo come: crescita = benessere / ricchezza = PIL / miglioramento = evoluzione etc.
Dico che questo disegno è retrospettivo perché nella mia esperienza interiore mi sono soffermato inizialmente a riflettere "sui filosofici massimi sistemi": problematizzare il senso in questa contemporaneità così frammentata e relativa. Per poi muovermi progressivamente verso scritti più "sociali". Non stupisce, se consideriamo che noi tutti come esseri umani cerchiamo, volenti o nolenti, in un modo o nell'altro: un senso per darci un significato che si rifletta concretamente in degli scopi. Se volessimo trovare un'universale nell'esperienza umana credo si possa rintracciare in questa dinamica che dal problema del reale ci porta alla sua interpretazione, per darci delle motivazioni all'azione. Tutto questo per dire che, se le sfere sociali dell'economia e della politica non rispondono agli scopi collettivi che si danno è perché si sono allontanate, appunto, da quelle sfere di senso e significato che le fa stare sotto una casa comune.
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