Più informazione o più opinione?
Ieri, 22 novembre 2018, accendo la Tv e ascolto due telegiornali: prima RaiUno e poi RaiDue.
1) Sul TG1, ovviamente verso la fine, si parla di questo:
L'allarme ONU sul clima, che segue un altro allarmante rapporto pubblicato sempre dall'ONU non troppo tempo fa e che ha visto coinvolti molti scienziati (che francamente non vedo quali lobby possa muoverli, a differenza di chi è negazionista sui disastri ambientali). Occorre notare che, a mia memoria, a partire da agosto non ci sono mai stati così allarmi e informazioni sul tema. Allarmi preceduti da eventi climatici atipici come: la siccità di quest'estate in tutto il nord Europa, un paio di cicloni negli Stati Uniti, le piogge torrenziali in Italia, gli incendi che hanno distrutto qualche giorno fa la California, che hanno fatto dire a Trump che "forse" tutto questo è anche "un po'" dovuto al cambiamento climatico. Certo, prima che si colleghi il cambiamento climatico all'uomo passeranno probabilmente altri 10 anni, almeno. Oggi questa è ancora solo un'opinione.
2) Sul TG2 non si parla del suddetto allarme ONU (in fondo è una notizia come le altre, che minaccia semplicemente la nostra sopravvivenza) ma si parla (sempre verso la fine), del Papa che critica il consumismo come "falsa libertà" (chi l'avrebbe mai detto che il Papa sarebbe finito a dire le stesse cose di Marx!) ma, subito dopo, si parla dell'evento black friday. Quest'ultimo ovviamente è il termometro della salute dell'economia che fa cultura (perché oggi la cultura è il capitalismo), tant'è che testualmente nel servizio si dice: “quella che ormai è diventata una
tradizione da non tradire”.
Certo e chi la tradisce, meno male che c'è, è una manna dal cielo per i commercianti!
Nel frattempo entrambi i TG parlano delle frodi fiscali delle industrie del digitale in Italia, finalmente appianate. Basta pagare, dare quello che si sarebbe dovuto dare et voilà, come non fosse successo nulla. Testimonianza che i profitti si fanno su più fronti quando la competizione e l'avidità si alza: dal vendere la privacy degli utenti a pagare meno tasse, pare che fare dell'utile per il servizio che si offre è divenuto "un accessorio". Innovazioni del "libero mercato". In fondo ora che questi giganti hanno pagato le tasse finiranno per avere anche una reputation migliore o, quantomeno non lesa. Non è che le hanno pagate perché è un dovere sociale, perché sono soggetti sociali anziché economici; ci mancherebbe.
Nel frattempo lasciamo a mezzanotte, come è successo qualche giorno fa, il dossier del TG2 sui cambiamenti climatici. In prima serata non sarebbe abbastanza popolare, in fondo nessuno ha delle alternative su questi temi se non un po' più di eolico e solare.
Nel frattempo è quasi la "fin du monde" https://www.google.lu/amp/s/amp.lepoint.fr/2273736
Il dimissionato ministro per la Transizione Energetica francese (Nicolas Hulot) dice che la rivolta dei gilet gialli in Francia poteva essere evitata, anche se lui è d'accordo alla tassa carbone, solo che bisognava accompagnare la cosa con dei sostegni sociali. Questa vicenda sembra proiettarci nel futuro, dove le sommosse sono la reazione a una politica che non costruisce nessuna Transizione. Si affrontano semplicemente problemi nuovi, fondamentali e sempre crescenti, volendo restare nelle stesse logiche che li hanno generati.
Insomma, tanta informazione corrisponde a quanta consapevolezza? Come dobbiamo leggere questa "matassa" di questioni, il modo con cui vengono presentate o non presentate? L'indifferenza delle risposte rispetto la posta in gioco che abbiamo davanti?
Immaginate di venire da Marte (piuttosto che noi andare a distruggere Marte dopo non essere stati capaci di preservare questa Terra), ricevete tutte queste informazioni. Penso sareste colpiti dalla libertà con cui ci governiamo. Ma, come notava Karl Polanyi, la libertà può avere un doppio aspetto: quello che garantisce diritti civici, libertà di parola, rispetto e affermazione di sé. Tuttavia, se la libertà non è mediata, non è condivisa attraverso un sistema di doveri assunti in modo responsabile, diventa la legge della giungla che ci porta alla rovina se la forza sorpassa quella che ha l'ecosistema di contenerla.
Ecco, viviamo la libertà di pinocchio, il paese dei balocchi del gatto e la volpe. Tutto è risorsa sfruttabile e manipolabile (a partire dalle "risorse umane"), tutto è più o meno possibile. Finché si mangia, non importa per quanto ma solo quanto. In questo clima, bulimico e riscaldato sotto tutti i punti di vista, ci si occupa dei problemi solo se ci si va a scontrare direttamente. In questa cascata irriflessiva di informazioni tutto è opinione, fino a quando il problema non si svela. Allora, dovremo aspettare la "fin du monde" per capire che quel riscaldamento non è un'opinione ma una realtà che sta avvenendo? Più informazione o più opinione: ma quale buon senso?
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