Cosa ci impedisce di cambiare?
Diventano sempre più frequenti le critiche all'attuale assetto economico/politico, in cui le leggi economiche appaiono come inevitabili e connaturate (si pensi al darwinismo sociale: la selezione naturale sembra essere fonte di crescita ed evoluzione); quelle politiche come subalterne a quelle economiche. La lista può essere lunga: crisi economiche, ecologiche, sociali. Certo, si dirà, ci sono sempre state le crisi, in fondo viviamo nel momento di maggiore benessere in cui l'uomo si sia mai trovato. Certo, si risponderà, la pensavano così anche negli anni in cui i debiti degli Stati Nazione diventavano sempre più grandi: non si viveva forse nella fiducia che quel debito prima o poi sarebbe stato estinto? Oggi quella vecchia fiducia si rivela un problema dal quale non se ne esce così facilmente, vecchie speranze possono diventare nuovi problemi. In ogni cosa sperimentiamo prima la necessità, poi l'opportunità di una crescita, di un evolversi, fino a quando quella stessa crescita non diventa qualcosa di diverso, distruggendo le opportunità create. All'inizio la macchina è uno strumento di libertà, fino a quando non si moltiplica a vista d'occhio, generando delle esternalità che non solo ne vanificano gli effetti ma che generano anche nuovi problemi.
Ebbene, come liberarsi da questo "circolo vizioso" in cui siamo tutti vittime e carnefici? Come nota Bauman Z. nell'etica in un mondo di consumatori: "Nella fitta rete mondiale di interdipendenza globale, non
possiamo essere certi della nostra innocenza morale".
Qualcuno ha parlato di "paradigma della catasfrofe", bisogna passare per una crisi esogena per spezzare il vizio endogeno di questo ciclo.
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